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Da Exmouth a Broome, di passaggio.

Posted by Andrea Gramai on 16 giugno 2015 in Tappe |
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Eccola qui. Di nuovo quella sensazione. Come d’abitudine, ogni volta che mi ritrovo a fare i bagagli e dover salutare persone care, arriva questa strana sensazione che ormai provo da anni. Il male del passeggero, la chiamo io. È quella sensazione che mi fa sentire sempre di passaggio, in qualsiasi posto mi trovi. Non faccio in tempo ad ambientarmi, a legarmi a delle persone, che mi ritrovo a fare i bagagli e salutarle con un “ci vediamo presto”, che la maggior parte delle volte risulta essere un “ci sentiamo su facebook”. E chi non è su facebook rimane, ahimè, un lontano ricordo.

È una strana sensazione. A volte si contrappone ad una grande voglia di rimanere, di godermi per sempre quei bei momenti. Altre volte, invece, è strettamente legata alla necessità di un cambiamento, di un qualcosa di nuovo, di scoprire nuovi luoghi, conoscere altre persone. Spesso mi chiedo per quanto tempo ancora debba soffrire di questo male del passeggero. Smetterò di essere un passeggero o smetterò di sentirmi tale?

Con questi pensieri per la testa lascio Exmouth. Un posto che mi ha regalato tante emozioni.

Ho passato due settimane a fare snorkeling nella barriera corallina, trekking nelle gole del Cape Range National Park, surf, feste in spiaggia e cene in ristorante a base di pesce. Ho pescato (non sempre con successo), lavorato in una barca, ho visto balene fare spettacolari salti dall’acqua, ho avvistato delfini, tartarughe, dugonghi, mante, razze. Ho nuotato con squali, li ho accarezzati mentre sbranavano una carcassa di una balena che galleggiava nell’oceano. Ho visto decine di spettacolari tramonti rosso porpora, ho passato ore ad ammirare l’immensità dell’oceano dal faro sulla collina e a chiacchierare con persone fenomenali.

Per qualche istante ho pensato di fermarmi e rimanere qui, ma la voglia di proseguire il viaggio è stata più grande.

Carico la bici sul bus e attraverso più di seicento chilometri di nulla infinito per arrivare nel mezzo dell’outback del Western Asutralia. Arrivo nel campeggio di Tom Price di sera dopo le nove. Piazzo la tenda e mi addormento in un battibaleno. Il giorno dopo alle sei e mezza sono già in sella. Nessuno alla reception, quindi risparmio 18 dollari.

Percorro un centinaio di chilometri fino ad addentrarmi nel Karijini National Park. I paesaggi sono incredibili. Ai lati si intravedono diverse montagne e monoliti, tra cui il Mt Bruce, il secondo monolite più grande d’Australia (quasi il doppio del famoso Ayers Rock). Decido di entrare dalla parte occidentale del parco e a un certo punto inbocco una strada sterrata che mi porta alla Weano Gorge, tredici chilometri più avanti. Subito dopo i primi chilometri mi accorgo che la pioggia della settimana precedente ha lasciato le sue tracce. La strada è piuttosto dissestata, fossi, pozzanghere e rocce ovunque. Inizio a imprecare ma non serve a niente. Becco un fosso che mi fa volare le borse d’avanti e rompe due raggi della ruota anteriore. Una macchina si ferma per soccorrermi e i signori mi chiedono di dargli le borse, così che possa proseguire più leggero. Accetto volentieri e proseguo fino a destinazione, dove riparo la bici e visito le gole. Lo spettacolo che offrono è indescrivibile. Mai visto niente di simile.

Incontro dei ragazzi che mi danno un passagio vero il primo campeggio vicino, dove passiamo la sera insieme. L’indomani ci svegliamo presto e andiamo a fare trekking in un’altra gola lì vicino. Le diverse gole all’interno del parco nazionale sono collegate attraverso una rete di strade sterrate, tutte nelle stesse condizioni. I ragazzi mi propongono di portare le borse nell’altro campeggio così che possa attraversare il parco senza mettere a rischio l’incolumità di Bruna. Questa precauzione serve a poco, visto che dopo un paio di chilometri rompo un altro raggio. Questa volta della ruota di dietro. Per chi non è del mestiere, questo è una bella rottura, visto che la riparazione non è semple. Percorro in tutto una ventina di chilometri con la ruota che inizia a diventare sempre più storta quindi decido di lucidare di nuovo il pollice. Per fortuna vengo caricato da una coppia di inglesi che mi portano dall’altra parte del parco nazionale, dove incontro i ragazzi con le mie borse (tempismo perfetto!). Visitiamo le gole lì vicino e nel pomeriggio cerco di riparare la ruota. Un disastro. La ruota diventa praticamente inutilizzabile. Chiedo aiuto a un ragazzo, ma non riusciamo a risolvere il problema. Gli dico che devo essere a Port Hedland nel giro di due giorni e mi offre di proseguire il viaggio con lui e la sua ragazza (quasi 350 km). La sera ceniamo insieme e preparo una pasta con un sugo pronto, tutto quello che posso offrire.

L’indomani mattina mi sveglio e spendo due orette a riparare la bici. Sono solo e l’idea di non aver visitato due delle gole del parco mi infastidisce alquanto. Decido quindi di camminare fino alla strada principale e di fare autostop. Dopo neanche cinque minuti si ferma una coppia di Perth che decide di cambiare i propri programmi e mi porta nelle gole che non avevo ancora visitato. Passiamo la giornata insieme e la sera mi offrono pure la cena.

Il giorno dopo partiamo per Port Hedland e arriviamo/ in mattinata dopo una noiosissima e caldissima attraversata lungo l’asfalto bollente. Visito quest’ammasso di ferraglia in un paio di ore e spendo la sera in un pub dove i portuali dopo una lunga settimana di lavoro urlano al microfono del karaoke, bevono ettolitri di birra e si fanno abbindolare dalle “cameriere” che girano per il lovale semi nude. Per non sentirmi troppo diverso mi bevo anche io un paio di pinte (ma rimango ben lontano dal microfono). Alle due di notte, in ritardo di mezz’ora’ arriva il bus per Broome. Salgo e mi addormento praticamente mentre cerco un posto a sedere.

Arrivo e Broome e rimango cinque giorni a casa di Max e Fleur, una fantastica famiglia di persone creative a genuine. Facciamo il giro della città in bici, facciamo due cene a base di pasta e risotto, una festa in spiaggia con spettacolo di fuoco, prendo lezioni di giocoleria, facciamo pic nic in spiaggia e passeggiate in spiaggia al tramonto.

Mi sento fortunato, ogni giorno di più.

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