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Da Broome a Darwin

Posted by Andrea Gramai on 2 luglio 2015 in Tappe |
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Sveglia alle 05:30 del mattino. In fretta e furia preparo i bagagli, faccio colazione, saluto i Pedlar e pedalo verso il punto di raccolta concordato con il tour operator.

Per andare a Darwin, infatti, ho deciso all’ultimo minuto di prenotare un tour organizzato di nove giorni. Tra il Western Australia e il Northen Territory ci sono un serie di parchi nazionali, tra cui il Kimberly, che, essendo difficilmente percorribili in bici, non volevo assolutamente perdermi.

Non essendo completamente pieno, nel bus c’è abbastanza spazio sia per me che per Bruna. D’accordo con l’autista le troviamo una sistemazione comoda negli ultimi posti e la lascio lì per tutto il viaggio. Lasciamo Broome verso le otto del mattino e ci dirigiamo verso la famigerata Gibb River Road, una strada sterrata per quasi settecento chilometri che attraversa il Kimberly. A mia grande sorpresa il gruppo non è formato da coppiette e/o anziani turisti in cerca di avventura bensì la maggior parte ha tra i venti e i qarant’anni, rigorosamente single.

La strada è piuttosto dismessa. Penso subito ai due ciclisti belga che ho incontrato la settimana scorsa e che avrebbero attraversato il Kimberly in bici. Poveri loro, chissà quanta polvere mangeranno.

Facciamo una breve pausa per raccogliere della legna per il fuoco della sera e diverse soste panoramiche. Arriviamo al campeggio nel tardo pomeriggio e in men che non si dica salta fuori la notizia che io sono italiano e che mi piace cucinare. Nel giro di poche ore mi ritrovo davanti ai fornelli a cucinare schpaghet’ bolognis‘ (non so perchè in inglese si pronuncia con un leggero accento napoletano) per tredici persone.

Dopo cena facciamo una passeggiata al buio lungo il fiume e puntando le torce nell’acqua riusciamo a scorgere dei coccodrilli attraverso il riflesso dei loro occhi. Ad un certo punto arriviamo in una gola e nonostante il buio si percepisce la sua maestosità. Rimaniamo cinque minuti in silenzio e ci godiamo la pace e la tranquillità del posto, illuminato solamente dalla luce della luna e delle stelle. Poco dopo ritorniamo al campeggio e finiamo la serata a chiacchierare attorno al fuoco.

La sveglia alle 5:30 diventa una costante per tutta la durata del viaggio e le ore non dormite la notte cerchiamo di recuperarle nelle lunghe ore di viaggio tra una gola e l’altra lungo la Gibb River Road. Il parco è una distesa immensa di polvere, rocce, flora e fauna di ogni genere. Il cielo è costantemente blu – un blu che cambia sfumature dal mattino alla sera – le nuvole non esistono, l’orizzonte è sempre disegnato da linee infinite e la polvere che si innalza ovunque si deposita costantemente su ogni cosa. Lungo la strada incontriamo diversi impavidi ciclisti e un’infinità di grey nomads (i signori di una certa età che, subito dopo la pensione, decidono di viaggiare per l’Australia per il resto della loro vita).

Le mattine ci svegliamo al suono di “Weky weky, rise and shine!”, facciamo colazione rovistando tra confezioni di cereali, cartoni di latte e lattine di vegimite ricoperte di polvere, saliamo sul 4×4 e ci dirigiamo verso uno degli infiniti posti incredibili presenti in questa zona, carichi per affrontare ore di trekking sfrenato.

Per pranzo piadine con verdure e affettati e per cena cerchiamo di cambiare menù ogni giorno. Un menù fatto però sempre dagli stessi ingredienti: carne, verdure, salse e spezie di ogni genere. È incredibile come riusciamo a creare pietanze diverse sempre con glistessi ingredienti!

Consumiamo la cena attorno al fuoco e da veri giovani marmotte passiamo un po’ di tempo a raccontare barzellette e storie di ogni genere, per poi andare ad avvolgerci nei nostri swag (tipico sacco a pelo australiano che funziona anche da materasso). Abbiamo camminato, fatto il bagno in una miriade di piscine naturali e vissuto a pieno la vita nell’outback.

Dopo il Kimberly visitiamo il Punuluru National Park (Bungle Bungle), il lago Argyle, le Katherine Gorges, per arrivare infine a Darwin. Ovunque ci sono i falchetti autoctoni, chiamati Whistling Kytes – per il suono che emettono e per la forma della loro coda, che svolazzano maestosamente qua e la come se fossero delle comuni rondinelle. Incontriamo il Rock Wallaby, una sorta di canguro in miniatura che salta timidamente da una roccia all’altra, coccodrilli di acqua dolce (chiamatifreshys, non pericolosi per l’uomo), ragni volanti che producono una ragnatela più resistente dell’acciaio, lucertole di ogni genere, formiche commestibili (green ants, la parte commestibile, leggermente frizzante, è il culo), Kukabarra (simpatici volatili coloratissimi che emettono unsuono fastidiosissimo) e archer fishes – pesci che si cibano di insetti e per catturarli sputtano getti d’acqua in modo da farli cadere per poi mangiarli (in realtà sputtano a qualsiasi cosa,spesso confondendo la tua faccia con chissà quale insetto).

È stato un bel viaggio. Pensandoci bene l’ultima volta che ho fatto un viaggio di gruppo è stato tanto tempo fa e devo dire che non mi è dispiaciuto rivivere certe esperienze e conoscere persone stupende.

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