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Un po’ più backpacker e meno cicloviaggiatore

Posted by Andrea Gramai on 28 maggio 2015 in Tappe |
2015-05-28 19.48.00

Le strade della parte settentrionale del Western Australia sono lunghi rettilinei di asfalto bollente e sabbia rossa e vengono percorse continuamente da road trains. Le distanze tra un paese e l’altro sono infinite, le road house non ti danno acqua gratis neanche se preghi in greco e il cibo ha prezzi che sfiorano l’assurdo. Io inizio a essere alle strette a livello finanziario e ho in tasca un biglietto per un bus Perth-Broome comprato il mese scorso come appoggio in caso di necessità e pagato profumatamente. Mi accorgo piano piano che inizio a sentirmi sazio (non stufo eh!) dei posti desolati, della solutine, del passare le giornate a pedalare sotto il sole senza nessun tipo di cambiamento. Dopo esattamente quattro mesi di avventure inizio a sentire la necessità di cambiare qualcosa. Dopo aver preso in considerazione quanto detto fino ad ora decido di visitare il Western Australia godendomi a pieno i luoghi che visito spendendoci un po’ più tempo rispetto a quanto fatto fino adesso. Decido quindi di approfittare del bus evitandomi tanti chilometri in condizioni estreme (sopratutto l’acqua è un grosso problema). In più ho scoperto un modo geniale per godermi a pieno i posti che visito senza pagare l’alloggio: fare pulizie per un’oretta al giorno.

Arrivo a Monkey Mia e rimango tre giorni in un resort/caravan park. Per guadagnarmi il posto dove dormire spazzo sabbia dalle passerelle per un’ora e mezza al giorno. Nel resto della giornata faccio conoscenza con diversi backpackers, faccio snorkeling, un po’ di trekking, mi rilasso in spiaggia, mi godo i tramonti che colorano di un rosso porpora tutta la baia e di mattina prendo parte al dolphin feeding. Praticamente ogni giorno centinaia di persone affollano il bagnasciuga di Monkey Mia per assistere alla presentazione che i volontari della riserva marina fanno riguardo i delfini che popolano la baia. Per finire, alcune persone della folla vengono scelte per infilare dei pesci in bocca ai delfini. È una cosa molto turistica e piuttosto kitch ma alla fine è una delle poche occasioni che si ha nella vita di avere dei delfini a due centimentri dai propri piedi che si piegano di lato e con un occhio ti guardano come se ti stessero dicendo “bella zio!”.

Decido di prendere il bus dove l’avevo lasciato, a 155 km da Monkey Mia. Devo percorrerli tutti in un giorno, facendo la stessa strada dell’andata. Io odio fare la stessa strada due volte e in più, come dicevo prima, ho bisogno di fare qualcosa di nuovo, di mai fatto prima. Mi procuro un pezzo di cartone e ci scrivo con un pennarello “Overlander”. Inizio a pedalare e ogni volta che sento un rumore di motore, zac, allargo il braccio e metto in vista il mio bel pezzo di cartone. Non avevo mai fatto outostop da una bicicletta e non credevo avesse successo. Dopo una sessantina di chilometri, però, si ferma un van. Due ragazze inglesi che avevo conosciuto in ostello a Kalbarri si fermano e mi danno un passaggio. Sono state loro a ricordarmi dell’esistenza del “work for accomodation“. Il motore del loro van, appena comprato a Perth, si era rotto e loro erano ferme a Kalbarri in attesa che venisse aggiustato. Appena salgo sul van capisco il perchè. Più di 330.000 km, un van del 1983, usato e strausato che stava per cadere a pezzi.

Facciamo due chiacchiere, pranziamo insieme e vengo lasciato all’Overlander Roadhouse. Per pagarmi il campeggio questa volta mi tocca pulire le porte dei cessi per un’oretta.

L’indomani mattina prendo il bus che mi porta a Coral Bay, una fantastica cittadina subito dopo il tropico del capricorno. Il clima è decisamente tropicale, caldo e umido, ma non eccessivamente. È fatta da una strada, qualche casa, un ostello, un pub, un negozio di alimentari, un resort e un campeggio. Tutto eccessivamente caro. Decido di fermarmi qualche giorno. “Qualche giorno” che poi diventa una settimana.

Davanti alla fermata del pullman c’è un ostello. Come ogni cosa qui è abbastanza caro, ma in cambio di due ore di lavoro al giorno riesco a starci gratuitamente. Questa volta mi tocca fare pulizie di diverso genere: pulire i vetri, la cucina, le porte dei bagni, passare l’aspirapolvere etc.

Sento che la vita da backpacker è ufficialmente iniziata. Iniziano a spuntare i primi bbq, le prime casse di birra, le chiacchiere fino a tarda notte e le feste improvvisate (con ettolitri birra, jenga giganteschi, scorpacciate di ostriche e gente che si lancia sul ventilatore spaccandosi la testa). Passo le giornate a rilassarmi in spiaggia, a chiacchierare con Stefano, un ragazzo conosciuto qui, e fare snorkeling in mezzo a una della barriere coralline più spettacolari al mondo. Prendo parte a un’escursione di un giorno e andiamo un po’ più al largo dove avvistiamo mante di quasi quattro metri di larghezza, razze, squali, tartarughe e pesci tropicali di ogni genere. Ho realizzato uno dei miei tanti sogni finalmente. Questo posto è incantato e a volte mi viene voglia di rimanerci, anche se so che ora non posso permettermelo.

Il mercoledì successivo, a malincuore, prendo il bus per Exmouth. Arrivo più tardi di quanto credessi, la vodafone continua a non avere copertura, il paese è molto più piccolo di quanto credessi (quindi caro), molte strutture ricettive sono sold out, nessuno offre il work for accomodation, ogni 20 metri sui lati della strada ci sono dei cartelli che ricordano il divieto d’entrata (essendo tutta un’area protetta). Insomma, un arrivo non proprio roseo. Sono un po’ preoccupato visto che devo rimanere qui per sei giorni, per poi prendere il bus, che passa una volta alla settimana, per il Karijini National Park. La voglia di tornare a Coral Bay e tantissima.

Trovo un posto dove dormire in una spiaggia a una decina di chilometri fuori dal paese. L’indomani mattina mi sveglio alle sei e mi dirigo di nuovo a Exmouth visto che mi viene in mente che il giorno prima non avevo prelevato. Non avevo la più pallida idea di come e dove passare questi due giorni. Pedalare a mente riposata (visto che ho dormito più di 10 ore) mi è d’aiuto. Mi viene in mente che mesi prima di partire mi ero iscritto a una community chiamata HelpX, in pratica un sito dove trovare vito e alloggio gratuito in cambio di un paio di ore di lavoro al giorno. Ho un quarto d’ora di connessione internet a disposizione e devo utilizzarlo al meglio. Mi collego velocemente al sito e vedo che ad Exmouth c’è una persona. La contatto sia per mail che per messagio e nel giro di cinque minuti mi chiama. Pronto, bro? Sì ciao sono Andrea. Non sei francese vero, bro? No! Ah ok, allora vieni al porto, bro. Ma..Ti aspetto tra dieci minuti, bro.

Per farvela breve nel giro di tre orette mi sono trovato a bordo di una barca per le escursioni, insieme a Bill, il signore che mi ha salvato, un’antropologa australiana che ha vissuto in Polinesia a studiare gli orango tanghi, bionda, alta, bellissima (una fica stratosferica direbbe qualcuno) – che Bill stava cercando di cuccare – e il pappà di Bill. Abbiamo pescato due tonni, che ho dovuto tirare sù io (io, che in tutta la mia vita ho preso in mano forse due canne da pesca), li abbiamo cucinati (sempre il sottoscritto) e subito dopo pranzo Bill ci dice di prendere una maschera e le pinne velocemente. In tempo zero mi trovo in acqua a nuotare con Annie (la fica stratosferica) a un metro dall’animale più grande al mondo: lo squalo balena. Subito dopo vediamo due squali venire nella nostra direzione che poi spariscono in un battibaleno. Qualche minuto più tardi nuotiamo insieme alle mante giganti e a un’enorme humback whale (un tipo di balena gigante). Insomma, facciamo un giro in barca di una giornata che di solito costa sui 500$ (circa 350€), gratis.

Ritorniamo a casa ripetendo continuamente “that was amazing, thank you Bill”.

Sto prendendo in considerazione di prolungare il soggiorno a Exmouth, voi che dite?

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